Matt Reeves prende il linguaggio del found footage e lo piega a un disaster movie di scala monumentale, girando un'invasione aliena come se fosse davvero filmata da una videocamera domestica durante una festa di addio. Il risultato è un film che restituisce l'horror dell'ignoto attraverso inquadrature traballanti, rumori fuori campo e scorci parziali di una creatura che non si mostra mai del tutto: la suspense cresce proprio per quello che non vedi.
La scelta di ancorare tutto al punto di vista soggettivo di un gruppo di amici trasforma New York in un labirinto claustrofobico, dove ogni angolo può nascondere il pericolo e ogni esplosione è un salto nel buio. La fotografia caotica di Michael Bonvillain e il montaggio febbrile simulano il panico reale, mentre il cast — da Michael Stahl-David a Lizzy Caplan — recita con naturalezza da cinema verità, senza eroismi posticci.
Cloverfield ha ridefinito il blockbuster americano, dimostrando che si può raccontare la fine del mondo con un budget contenuto e un'idea forte. È un esercizio di tensione pura che non ti molla fino ai titoli di coda.