Bryan Singer porta il franchise mutante a un livello superiore rispetto al primo capitolo, costruendo un thriller politico che intreccia azione spettacolare e riflessione sul pregiudizio. La sequenza d'apertura con Nightcrawler alla Casa Bianca resta un vertice di coreografia e montaggio, capace di definire un personaggio in pochi minuti senza una parola di dialogo.
Il cast trova qui il suo equilibrio perfetto: Jackman consolida Wolverine come fulcro emotivo, mentre lo scontro ideologico tra Stewart e McKellen acquista sfumature inedite quando la minaccia comune impone un'alleanza fragile. La sceneggiatura abbandona l'impianto origin story per esplorare le conseguenze politiche della diversità, trasformando il conflict mutanti-umani in metafora ancora attuale.
Con un ritmo serrato che non sacrifica lo sviluppo dei personaggi e una fiducia nel materiale di partenza che evita facili semplificazioni, il film dimostra come il cinema di supereroi possa essere insieme intrattenimento e discorso civile, anticipando di anni la maturità del genere.