Victim è uno di quei film che ha cambiato il modo di fare cinema, uscendo nel 1961 quando in Inghilterra l'omosessualità era ancora reato. Basil Dearden non cercò la provocazione fine a se stessa: costruì un thriller classico, solido, con un meccanismo a orologeria fatto di ricatti, suicidi e indagini, usando i codici del cinema popolare per dire qualcosa che nessuno osava pronunciare ad alta voce. Al centro c'è Dirk Bogarde, che accettò un ruolo rischioso per la carriera: interpreta un avvocato stimato, sposato, che deve scegliere se proteggere la propria reputazione o smascherare i ricattatori che sfruttano la paura e la vergogna di uomini come lui. La sua recitazione è tesa, mai patetica, capace di far sentire il peso di ogni parola non detta.
Il film non chiede compassione: chiede giustizia, e lo fa mostrando un sistema che trasforma vittime in criminali e criminali in carnefici protetti dalla legge. La sceneggiatura evita ogni compiacimento, mantenendo il rigore del legal drama e lasciando emergere la rabbia lucida di chi sa che il vero crimine è altrove. La fotografia in bianco e nero di Otto Heller, nitida e severa, non concede romanticismi: inquadra volti, sguardi, silenzi.
Victim contribuì al dibattito pubblico che portò, nel 1967, alla depenalizzazione parziale dell'omosessualità in Inghilterra. Ma al di là del valore storico, resta un film coraggioso e ben fatto, che dimostra come il cinema possa essere strumento di cambiamento senza rinunciare alla qualità della messa in scena.