James Gunn riporta Superman alle origini del mito senza nostalgia sterile, costruendo un racconto che interroga il presente: cosa significa essere buoni quando la gentilezza appare fuori moda? David Corenswet incarna un Clark Kent che non nasconde la propria vulnerabilità, rendendo credibile il peso di un'eredità aliena cresciuta in una fattoria del Kansas. La regia bilancia azione spettacolare e momenti di umanità silenziosa, evitando tanto il cinismo quanto la retorica facile.
La fotografia valorizza il contrasto tra Metropolis lucida e gli spazi aperti del Midwest, sottolineando visivamente la doppia natura del protagonista. Il cast corale — da Alan Tudyk a Bradley Cooper — costruisce un mondo abitato, non solo uno sfondo per prodezze sovrumane. Gunn non ha paura di rallentare quando serve, lasciando che il personaggio respiri oltre il costume.
Con un voto solido su IMDb e un approccio che rispetta il canone senza ripeterlo, questo Superman convince chi cerca supereroi capaci di dire qualcosa oltre al pugno. Un film che ricorda perché certi simboli resistono al tempo, anche quando il mondo cambia intorno a loro.