Sequel che supera l'originale alzando la posta su ogni fronte: visivamente è un'esplosione di stili, dove ogni universo parallelo ha la propria firma grafica — dall'espressionismo punk di Gwen Stacy all'eleganza rinascimentale di Pavitr Prabhakar. Dos Santos, Powers e Thompson orchestrano una regia corale che sa essere intimista e spettacolare insieme, trasformando inseguimenti e combattimenti in coreografie dove ogni fotogramma potrebbe stare in galleria.
Il cast vocale regala profondità emotiva: Shameik Moore fa maturare Miles senza tradirne la freschezza, Hailee Steinfeld costruisce una Gwen sfaccettata e malinconica, Brian Tyree Henry porta peso drammatico al rapporto padre-figlio. La sceneggiatura affronta con serietà il conflitto tra destino individuale e responsabilità collettiva, senza perdere ironia né ritmo.
Candidato all'Oscar, conferma come l'animazione possa essere cinema d'autore senza rinunciare all'adrenalina pura. Un film che ridefinisce cosa significhi guardare un cinecomic e che lascia con il fiato sospeso fino all'ultimo frame.