Giuliano Montaldo ricostruisce con rigore uno dei processi più infamanti del Novecento americano, quando due immigrati italiani furono condannati a morte più per le loro idee anarchiche che per prove concrete. Il film non è solo cronaca giudiziaria: è un atto d'accusa contro l'intolleranza e la strumentalizzazione della giustizia, reso con una tensione che non cala mai.
Riccardo Cucciolla e Gian Maria Volontè incarnano Sacco e Vanzetti con una dignità struggente, restituendo la loro umanità al di là della retorica politica. Cucciolla vinse il premio per la migliore interpretazione maschile a Cannes nel 1971, riconoscimento che conferma la potenza emotiva della sua prova. La fotografia di Silvano Ippoliti sottolinea il contrasto tra le speranze degli immigrati e l'ostilità crescente della società che li circonda.
Il film non indulge nel melodramma: Montaldo lascia che siano i fatti a parlare, mostrando come l'apparato giudiziario possa piegarsi ai pregiudizi. La colonna sonora di Ennio Morricone, con la celebre ballata di Joan Baez, accompagna senza enfatizzare, restando impressa nella memoria. Un'opera che non solo ricorda un'ingiustizia, ma invita a riflettere su come la paura possa deformare la verità.