Peter Bogdanovich firma un ritratto struggente dell'America rurale degli anni Cinquanta, una provincia polverosa dove il cinema chiude e con lui una certa idea di comunità. Girato in un bianco e nero che sembra uscire da una vecchia foto di famiglia, il film respira malinconia senza mai indulgere nel sentimentalismo: ogni inquadratura cattura il vuoto delle strade e la solitudine dei personaggi con precisione quasi documentaristica.
Il cast è straordinario: Ben Johnson e Cloris Leachman hanno vinto l'Oscar per interpretazioni che dicono tutto con uno sguardo, un silenzio. Jeff Bridges e Cybill Shepherd al debutto portano in scena la confusione e la disperazione di una gioventù senza futuro, intrappolata tra desideri e rinunce. Bogdanovich dirige con amore per i suoi personaggi, senza giudicarli né salvarli.
Il film ha conquistato otto nomination agli Oscar vincendone due, oltre a premi BAFTA e Golden Globe, affermandosi come uno dei vertici del New Hollywood. È un film che parla di fine: di un'epoca, di un luogo, di illusioni. E invita a guardare con occhi diversi al prezzo della crescita e al silenzio di certi addii.