Rififi è entrato nella storia del cinema per una sequenza: trenta minuti di scasso in tempo reale, senza dialoghi, senza musica, solo il suono di strumenti, passi e respiri. Jules Dassin costruisce una tensione quasi insostenibile trasformando un furto in un balletto meccanico di precisione millimetrica, dove ogni gesto conta e ogni rumore può essere fatale.
Il film appartiene alla grande stagione del noir francese, ma Dassin — regista americano esiliato per la lista nera maccartista — porta una lucidità spietata nel ritrarre il crimine come mestiere. Niente eroi, solo professionisti stanchi che sanno che un errore basta a far crollare tutto. Jean Servais incarna Tony con una durezza vissuta, senza redenzione né sentimentalismo.
Rififi ha definito il genere del film di rapina moderno: da Melville a Tarantino, chiunque abbia filmato un colpo deve qualcosa a questo modello. La sua influenza si misura ancora oggi, ogni volta che una macchina da presa segue in silenzio mani che lavorano nell'ombra.