Richard Curtis mette il viaggio nel tempo al servizio di qualcosa di più raro: un'indagine sul valore delle giornate ordinarie. Non c'è un antagonista da sconfiggere o un paradosso da risolvere, solo un ragazzo che scopre che può tornare indietro e chiedersi cosa valga davvero la pena aggiustare. La sceneggiatura usa il fantastico per arrivare dove il realismo non arriverebbe: mostrare come la ripetizione di un momento possa insegnarti a viverlo meglio la prima volta.
Domhnall Gleeson porta una vulnerabilità che rende credibile ogni sua scelta, anche le più maldestre. Bill Nighy, nel ruolo del padre, costruisce una delle relazioni padre-figlio più toccanti del cinema britannico recente: niente grandi dichiarazioni, solo conversazioni in riva al mare che risuonano molto oltre i titoli di coda. Rachel McAdams compone una Mary che non è mai solo l'oggetto della conquista, ma una presenza con peso e intelligenza propri.
Curtis dirige con la leggerezza che gli è propria, ma senza mai scadere nella faciloneria: la fotografia calda di John Guleserian e il montaggio fluido accompagnano svolte narrative che potrebbero sembrare artificiose e invece risultano inevitabili. Questione di tempo ti invita a guardare la tua vita non come una bozza da correggere all'infinito, ma come l'unica stesura che conta davvero.