Mean Girls trasforma l'osservazione antropologica della vita scolastica americana in una commedia tagliente che funziona su più livelli. La sceneggiatura di Tina Fey, ispirata al saggio sociologico Queen Bees and Wannabes, costruisce un ritratto feroce e credibile delle dinamiche di potere adolescenziali, senza mai scivolare nella caricatura facile o nella morale edificante.
Rachel McAdams compone una Regina George che rimane uno dei personaggi più citati e imitati della commedia anni Duemila: manipolatrice ma fragile, ridicola ma pericolosamente credibile. Il cast corale, da Lindsay Lohan nel suo momento di grazia a Amy Poehler nella madre che vuole essere amica, regge un dialogo serrato fatto di battute entrate nel linguaggio pop.
Mark Waters orchestra il tutto con precisione e ritmo, lasciando che la satire sociale emerga dalla situazione senza sottolinearla. Il risultato è una commedia che riesce a essere insieme intrattenimento immediato e documento culturale sulla costruzione dell'identità femminile in un ambiente tossicamente competitivo. A vent'anni dall'uscita, la sua rilevanza e il suo potere di influenzare il linguaggio quotidiano non accennano a diminuire.