William Wyler dirige con mano ferma un dramma familiare che è insieme ritratto feroce di un'epoca e studio psicologico sul potere e l'avidità. Ambientato nel Sud degli Stati Uniti all'inizio del Novecento, il film segue le manovre spietate di Regina Hubbard Giddens e dei suoi fratelli, pronti a tutto pur di arricchirsi, anche a sacrificare affetti e dignità. Bette Davis costruisce una delle sue interpretazioni più calibrate e inquietanti: una donna capace di manipolare chiunque le stia accanto, marito malato e figlia inclusi, senza mai alzare la voce.
La sceneggiatura, tratta dalla pièce di Lillian Hellman, è un meccanismo teatrale perfetto che Wyler trasforma in cinema puro: le inquadrature composte con rigore geometrico riflettono la gabbia morale in cui i personaggi sono intrappolati, mentre il bianco e nero di Gregg Toland accentua contrasti e ombre come simboli di un conflitto senza scampo. Nove nomination agli Oscar testimoniano il riconoscimento immediato di un'opera che non cerca facili simpatie ma obbliga a guardare.
Piccole volpi non è solo un ritratto del capitalismo predatorio, ma la domanda pressante rivolta alla giovane Alexandra: si può sfuggire al destino di famiglia o si è condannati a ripetere gli stessi errori? Un film che non concede vie di fuga facili, e proprio per questo resta impresso.