Il bianco e nero dei Coen raggiunge qui una purezza formale quasi tangibile: Roger Deakins firma una delle fotografie più straordinarie degli ultimi decenni, dove ogni inquadratura sembra scolpita nella luce per evocare il noir classico trasfigurandolo in qualcosa di nuovo e inquietante. Billy Bob Thornton costruisce un protagonista memorabile nella sua quasi totale assenza di espressività: Ed Crane attraversa la vicenda con il distacco di chi osserva la propria vita dall'esterno, e quella voce fuori campo monotona diventa ipnotica.
I fratelli texani riscrivono le regole del genere intrecciando crimine e filosofia, pulp e esistenzialismo: il principio di indeterminazione di Heisenberg non è un orpello intellettuale ma il cuore pulsante di una storia dove nulla è veramente ciò che sembra. Il film è stato candidato all'Oscar per la fotografia, riconoscimento che conferma l'ambizione visiva del progetto.
Sotto la superficie del thriller c'è una meditazione sul vuoto, sull'impossibilità di cambiare davvero, sulla sensazione di essere spettatori inerti della propria esistenza. Un Coen movie anomalo, ipnotico, che chiede pazienza e ripaga con immagini che restano impresse.