Terry Gilliam trasforma un corto sperimentale francese in un labirinto temporale dove passato e futuro si piegano su se stessi, lasciando lo spettatore sospeso tra profezia e follia. Bruce Willis abbandona l'action hero per dare corpo a un uomo frantumato dal tempo, mentre Brad Pitt (qui nelle vesti di Jeffrey Goines) sforna una performance nervosa e istrionica che gli valse una nomination all'Oscar come miglior attore non protagonista.
La fotografia claustrofobica alterna sotterranei distopici a una Philadelphia del passato filmata come un museo di memorie contaminate. Gilliam orchestra il caos visivo con precisione chirurgica: ogni inquadratura sembra infetta dalla stessa paranoia che consuma il protagonista. Il montaggio frantuma la linearità narrativa, costringendoci a ricostruire il puzzle insieme a Cole, senza mai essere certi di quale tessera appartenga alla realtà e quale al delirio.
Nominato per due Oscar (attore non protagonista e costumi), il film anticipa temi che diventeranno centrali nel cinema successivo: il collasso ecologico, la sorveglianza, la fragilità della memoria. Resta un thriller intellettuale che non concede risposte facili, un ingranaggio narrativo che continua a girare nella mente anche dopo i titoli di coda.