Matthew Vaughn rovescia il genere spy con intelligenza e ironia, facendo convivere l'eleganza dei classici con la brutalità dei film d'azione contemporanei. Colin Firth abbandona i ruoli da gentiluomo raffinato per trasformarsi in un agente letale che massacra avversari a colpi di ombrello, mentre Taron Egerton porta sullo schermo un protagonista che cresce da teppista di periferia a spia impeccabile senza perdere credibilità.
La regia orchestra sequenze d'azione coreografate con virtuosismo — la scena nella chiesa è diventata un riferimento per l'uso creativo della violenza — e al tempo stesso non dimentica mai di sorridere delle convenzioni che sta celebrando. Samuel L. Jackson compone un villain eccentrico che odia la violenza mentre progetta uno sterminio di massa, aggiungendo un contrasto grottesco al tono generale.
Il film funziona perché rispetta il pubblico: si diverte con i cliché dello spionaggio ma costruisce una storia solida, con personaggi definiti e una progressione narrativa che tiene. Un action movie che sa cosa vuole essere e lo fa con stile, energia e un guardaroba impeccabile.