Nel 1963 Bergman portava a compimento la sua trilogia sul silenzio di Dio con un film radicale, girato quasi senza dialoghi in una città straniera di cui non si capisce la lingua. Il risultato è un'opera che svela con lucidità dolorosa il vuoto che si apre tra le persone quando ogni possibilità di comunicazione collassa.
Sviluppato attorno a due sorelle bloccate in un albergo di una città ostile e incomprensibile, il film procede per atmosfere opprimenti e gesti silenziosi. La fotografia di Sven Nykvist disegna interni soffocanti e corridoi deserti che diventano la mappa fisica dell'isolamento emotivo. Le interpretazioni di Ingrid Thulin e Gunnel Lindblom rendono tangibile l'abisso che separa due donne legate dal sangue ma incapaci di toccarsi davvero.
È un film che non concede conforto né risposte, ma che continua a interrogare lo spettatore sulla natura del desiderio, della solitudine e dell'impossibilità di superare i confini dell'io. Una delle opere più spoglie e coraggiose del maestro svedese.