C'è qualcosa di raro in questo film del 1947: riesce a parlare di Babbo Natale senza mai diventare stucchevole. George Seaton costruisce la storia attorno a una domanda scomoda — come si dimostra che qualcuno è chi dice di essere? — e la risposta, quando arriva, passa attraverso un'aula di tribunale. È una commedia natalizia che si prende la briga di diventare un dramma civile.
Edmund Gwenn nei panni di Kris Kringle è la colonna portante del film: vince l'Oscar come miglior attore non protagonista, e si capisce perché. Non recita un'icona, recita un uomo — bonario, ostinato, convinto di sé in modo disarmante. Maureen O'Hara e John Payne reggono la parte romantica con misura, e la piccola Natalie Wood, al suo primo ruolo di rilievo, porta sullo schermo una credibilità che molti adulti non riuscirebbero a trovare.
Il film uscì in piena estate — la Fox temeva che il pubblico non andasse al cinema a Natale — e divenne comunque uno dei titoli più amati dell'anno. Seaton, che firmò anche la sceneggiatura vincendo un secondo Oscar, mantiene il ritmo asciutto della screwball comedy anche nei momenti più sentimentali, evitando la melassa che avrebbe potuto sommergere tutto.
Se il cinema di Frank Capra vi ha mai convinto che certi film sanno dire cose vere attraverso storie impossibili, questo è lo stesso territorio — solo ambientato tra i grandi magazzini di New York.