Black Books costruisce una delle commedie più acide e intelligenti degli anni 2000 attorno a Bernard Black, libraio misantropo che tratta i clienti come invasori e i libri come beni da non vendere mai. Dylan Moran dà vita a un antieroe meravigliosamente insopportabile, circondato da Bill Bailey nei panni dell'improbabile assistente Manny e Tamsin Greig come Fran, l'unica ancora di sanità (relativa) nel caos. Co-creata da Graham Linehan, la stessa mente dietro Father Ted, la serie affila dialoghi brillanti e situazioni surreali con una crudeltà comica che non cerca mai l'approvazione.
La scrittura inventa disastri memorabili — dalla crisi da dichiarazione dei redditi alle avventure alcoliche — senza mai cedere alla tentazione della consolazione o della crescita personale. I tre personaggi restano gloriosamente disfunzionali fino all'ultima puntata, fedeli a una misantropia che diventa paradossalmente affettuosa. Il premio BAFTA testimonia il riconoscimento critico per una comedy che rifiuta formule facili.
Tre stagioni perfette, diciotto episodi che non invecchiano: un piccolo capolavoro di humour nero britannico che celebra l'arte di essere impossibili, chiusi in una libreria dove nessuno legge e tutti bevono troppo vino.