Greta Gerwig trasforma un brand commerciale in una riflessione brillante sull'identità, il genere e la costruzione culturale della femminilità. Partendo dall'iconografia patinata di Barbie Land, il film usa il linguaggio della commedia per interrogare cosa significhi essere donna in un mondo che impone modelli contraddittori, senza mai diventare didascalico o perdere il senso del gioco.
La scenografia pop di Sarah Greenwood e la fotografia di Rodrigo Prieto creano un universo visivo che oscilla tra nostalgia e straniamento: tutto è perfetto finché non si comincia a vedere le crepe. Margot Robbie porta Barbie oltre la bambola, restituendo vulnerabilità e dubbio a un personaggio che sembrava incapace di evoluzione. Ryan Gosling costruisce un Ken tragicomico, intrappolato in una mascolinità altrettanto rigida.
Premiato con l'Oscar per la miglior canzone originale, il film ha fatto discutere per la capacità di parlare a un pubblico larghissimo senza rinunciare a un punto di vista preciso. È intrattenimento intelligente che usa il rosa shocking per dire cose serie sul rosa shocking.