Un ragazzo di tredici anni accusato di omicidio: da questa premessa devastante, Philip Barantini costruisce un thriller psicologico che scava nelle zone d'ombra della mente adolescente senza cedere al sensazionalismo. La regia procede per accumulo di tensione, rivelando strato dopo strato quanto poco sappiamo davvero di chi ci sta accanto, persino quando si tratta di un figlio.
Stephen Graham guida un cast che restituisce ogni sfumatura del dolore e del dubbio: nessuno qui si limita a recitare il proprio ruolo, ognuno porta il peso di una domanda che non ha risposta facile. La fotografia privilegia i volti in primo piano, gli spazi chiusi degli interrogatori e delle sedute terapeutiche, creando un'atmosfera claustrofobica che rispecchia l'angoscia delle famiglie coinvolte.
Con un voto di 8.2 su IMDb, la serie ha colpito nel segno proprio perché rifiuta le soluzioni preconfezionate: ogni episodio aggiunge un pezzo al puzzle, ma la verità resta sfuggente fino all'ultimo. Un racconto che chiede allo spettatore di mettere in discussione le proprie certezze su innocenza, colpevolezza e la natura stessa dell'adolescenza.