Bryan Singer costruisce il primo adattamento cinematografico credibile dei mutanti Marvel trasformando il fumetto in dramma civile: la paura dell'altro, i campi di concentramento nel passato di Magneto, la scelta tra integrazione e rivolta. Il film funziona perché non si vergogna del materiale di partenza ma lo tratta con serietà adulta, trovando risonanze politiche senza tradire l'immaginario.
Il cast porta peso drammatico: Patrick Stewart e Ian McKellen incarnano due modi opposti di affrontare la diversità, la loro amicizia spezzata dalle ideologie è il vero motore emotivo. Hugh Jackman debutta come Wolverine e trova subito il tono giusto tra ferocia animale e vulnerabilità, trasformando un personaggio secondario nei fumetti nel cuore pulsante della saga.
La fotografia di Newton Thomas Sigel lavora su toni freddi e ambienti metallici che sottolineano l'estetica della minaccia, mentre gli effetti speciali dosano i poteri mutanti senza eccessi. X-Men inaugura il cinecomic moderno: prima di lui i supereroi erano camp o cartoni animati, dopo ha dimostrato che potevano sostenere narrazioni complesse e temi adulti, aprendo la strada a tutto ciò che è venuto dopo.