Michael Bay trasforma una linea di giocattoli degli anni Ottanta in un evento cinematografico che ha ridefinito il blockbuster moderno. La regia orchestra sequenze d'azione di scala monumentale con una precisione quasi coreografica: gli scontri tra robot alieni che si trasformano in veicoli terrestri sono risolti con effetti visivi che all'epoca hanno segnato un nuovo standard tecnico, valsi tre nomination agli Oscar.
Il film bilancia l'epicità della guerra robotica con una componente adolescenziale che ancora funziona: Shia LaBeouf porta credibilità umana a una storia di proporzioni galattiche, mentre il resto del cast — da Josh Duhamel a Tyrese Gibson — costruisce un ponte tra l'azione militare e quella domestica. La fotografia enfatizza il contrasto tra metallo lucido e paesaggi desertici, tra suburbia americana e apocalisse tecnologica.
Ciò che rende Transformers rilevante oltre il suo successo commerciale è la capacità di rendere visivamente leggibile ciò che sulla carta sembrava impossibile: robot complessi che si smontano e ricompongono in tempo reale, mantenendo sempre chiara la geografia dell'azione. Un'operazione di spettacolo puro che ha innescato un franchise e influenzato un decennio di cinema d'azione ad alto budget.