Nolan costruisce qui il suo puzzle più estremo: un thriller di spionaggio in cui il tempo non scorre solo avanti, ma anche all'indietro. L'inversione temporale non è un trucco narrativo ma il cuore pulsante del film, tradotta in sequenze d'azione che sfidano la percezione — inseguimenti in cui proiettili risalgono le canne, esplosioni che si ricompongono, corpi che si muovono contro il flusso degli eventi.
La fotografia di Hoyte van Hoytema cattura questa doppia temporalità con immagini pulite e monumentali, mentre Ludwig Göransson abbandona le partiture tradizionali per sonorità metalliche e percussive che sottolineano la frattura del presente. John David Washington regge l'intera architettura con un carisma controllato, affiancato da un Robert Pattinson in una delle sue prove più eleganti.
Premiato con l'Oscar per i migliori effetti visivi, Tenet privilegia gli stunt reali e le riprese in location: quello che vedi accadere in scena è stato girato davvero, con attori e comparse che hanno imparato a recitare al contrario. È un film che richiede attenzione e che rilascia i suoi segreti lentamente, fatto per chi cerca nel cinema non solo racconto ma anche sfida intellettuale.