Edgar Wright trasforma il fumetto di Bryan Lee O'Malley in un oggetto audiovisivo senza precedenti: ogni inquadratura pulsa di energia fumettistica, con inserti grafici, onomatopee e transizioni che replicano il ritmo della pagina stampata senza mai scadere nell'effetto speciale fine a se stesso. La regia orchestra un linguaggio ibrido che fonde videogame arcade, manga giapponesi e cultura indie rock in un cocktail visivo coerente e vorticoso.
Michael Cera abbandona il registro timido che lo definiva per incarnare un antieroe pigro e immaturo, circondato da un cast corale impeccabile: Kieran Culkin ruba scene con battute affilate, Mary Elizabeth Winstead costruisce una Ramona stratificata dietro l'apparenza da manic pixie dream girl, e i sette ex si susseguono come boss di videogioco, ciascuno con personalità distinta e coreografia propria.
La colonna sonora di Nigel Godrich fonde rock alternativo e elettronica in brani originali eseguiti dalle band fittizie del film, contribuendo a creare un universo sonoro credibile quanto quello visivo. Wright non si limita a omaggiare le sue fonti: le smonta e riassembla in una sintassi cinematografica nuova, dove il montaggio serrato e gli effetti pratici convivono con una palette cromatica saatura che anticipa l'estetica digitale degli anni successivi.