Sergio Leone inventa qui lo spaghetti western e cambia per sempre il volto del genere. Abbandona i paesaggi americani e i codici morali di Hollywood per girare in Spagna e Almería un western sporco, cinico, privo di eroi tradizionali. Clint Eastwood debutta come l'Uomo senza nome: poche battute, sguardo di ghiaccio, violenza controllata. È l'anti-eroe per eccellenza, mosso dall'interesse personale più che dalla giustizia.
La fotografia asciutta di Massimo Dallamano e il montaggio serrato creano un ritmo ipnotico fatto di silenzi, primi piani ravvicinati e duelli dilatati nel tempo. La colonna sonora di Ennio Morricone — fischi, campane, chitarre elettriche — diventa parte integrante della narrazione, un marchio di fabbrica che influenzerà decenni di cinema.
Leone costruisce una favola amorale sul denaro e la sopravvivenza, liberamente ispirata a La sfida del samurai di Kurosawa, ma reinventata con uno stile personalissimo. Il film lancia una saga, ridefinisce un genere e consegna al cinema una delle icone più durature del Novecento.