Jaco Van Dormael costruisce un labirinto temporale dove passato, presente e futuro si intrecciano attraverso le vite possibili di un solo uomo. Il film parte da una premessa visionaria — l'ultimo mortale in un mondo di immortali racconta la sua esistenza — per esplorare il peso delle scelte, il caos della memoria e la natura sfuggente dell'identità. La struttura non lineare diventa strumento narrativo, non virtuosismo fine a se stesso: ogni biforcazione esistenziale di Nemo apre scenari emotivi e visivi radicalmente diversi.
Jared Leto porta sullo schermo tutte le età e le versioni del protagonista con una versatilità che tiene insieme un puzzle emotivo complesso. La fotografia di Christophe Beaucarne crea atmosfere visive distinte per ogni timeline, mentre la colonna sonora gioca con epoche e stili musicali per segnare i salti temporali. Van Dormael non offre risposte facili: il film chiede allo spettatore di accettare l'ambiguità e di lasciarsi trasportare in un viaggio dove la logica cede il passo alla riflessione filosofica.
È cinema che richiede attenzione e apertura mentale, che premia chi accetta di perdersi nelle sue molteplici realtà per ritrovare qualcosa di vero sul senso delle nostre scelte quotidiane.