Sotto l'apparenza del film in costume, Masquerade sviluppa un tema antico quanto il teatro: cosa accade quando un uomo comune si ritrova a vestire i panni del potere? Chang-min Choo costruisce un dramma storico che funziona su più livelli, bilanciando tensione politica e riflessione morale senza mai scadere nella retorica.
Byung-hun Lee regge l'intero film interpretando due ruoli opposti: il sovrano paranoico e corrotto, e il popolano costretto a imitarlo. La forza della sua prova sta nel mostrare come il contadino, fingendosi re, scopra la propria umanità proprio nel momento in cui dovrebbe nasconderla. La fotografia sottolinea questo contrasto attraverso i colori saturi della corte, gabbia dorata che imprigiona tanto quanto protegge.
Il film si guadagna il suo peso anche grazie alla precisione nella ricostruzione della Corea del Seicento e alla capacità di trasformare un intrigo di palazzo in una domanda più universale: chi siamo davvero quando nessuno ci conosce? Un'opera che non ha bisogno di battaglie spettacolari per tenere con il fiato sospeso.