Stephen Sommers riporta in vita il cinema d'avventura classico con uno spirito che strizza l'occhio a Indiana Jones ma trova una sua identità nella miscela di azione frenetica, horror gotico e commedia autoironica. Il film funziona perché non si prende mai troppo sul serio: ogni scena di tensione è bilanciata da battute taglienti, ogni momento di pericolo da un sorriso complice verso lo spettatore.
Il cast forma un trio perfetto: Brendan Fraser porta carisma fisico e vulnerabilità comica, Rachel Weisz regala intelligenza e grazia a un personaggio che avrebbe potuto essere solo decorativo, mentre John Hannah completa il quadro con un opportunismo irresistibile. Arnold Vosloo costruisce un antagonista che oscilla tra minaccia soprannaturale e tragedia romantica, dandogli spessore oltre gli effetti visivi.
La fotografia di Adrian Biddle cattura sia la vastità dorata del deserto egiziano sia le ombre soffocanti delle tombe maledette, mentre gli effetti speciali — all'epoca pionieristici — tengono ancora oggi grazie al ritmo serrato che non lascia tempo di soffermarsi sui dettagli tecnici. La candidatura all'Oscar per il sonoro certifica un lavoro artigianale di prim'ordine.
È un blockbuster che ricorda quando l'intrattenimento di massa sapeva essere spettacolare senza cinismo, capace di far battere il cuore tra una fuga rocambolesca e un bacio rubato tra sarcofagi millenari.