David Fincher trasforma una fantasia impossibile in un dramma intimo e credibile: Brad Pitt invecchia alla rovescia, nato vecchio e destinato a morire bambino, in un racconto che intreccia riflessione sul tempo, sulla mortalità e sull'amore con una straordinaria maestria tecnica. Il trucco prostetico — premiato con l'Oscar — e gli effetti digitali rendono ogni fase della vita di Benjamin autentica, senza mai scadere nello spettacolo fine a se stesso. La fotografia di Claudio Miranda avvolge ogni decennio in una luce differente, mentre la struttura a cornice — il diario letto mentre l'uragano Katrina si avvicina — dà al racconto un respiro epico e malinconico.
Cate Blanchett affianca Pitt in una performance delicata e dolorosa: il loro incontro a metà della vita, quando finalmente hanno la stessa età, è il cuore emotivo del film. Fincher, lontano dai thriller che lo hanno reso celebre, dimostra qui una sensibilità rara per il melodramma, dosando emozione e distacco con precisione chirurgica.
È un film che chiede pazienza — quasi tre ore — ma ripaga con immagini e momenti che restano: un modo insolito e commovente di interrogarsi su cosa significhi davvero crescere, amare e lasciare andare.