

Lilies of the Field
Commedia · Dramma
92%
Rotten Tomatoes
7.5/10
IMDb · 15.6K voti
La critica l'ha difeso più del pubblico−17 punti
“Una delle più straordinarie storie di coraggio, lotta e dedizione mai raccontata al cinema!”
Il primo Oscar come protagonista a un attore nero, in un western senza pistole fatto di silenzi e trattative con Dio
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Homer Smith (Sidney Poitier) è un operaio nero itinerante che si trova in una fattoria nel deserto dell'Arizona per avere dell'acqua per la sua auto. Incontra delle suore che vengono dalla Germania che parlano un inglese molto limitato. La suora superiore lo convince a riparare un tetto promettendogli di pagarlo la mattina dopo. Il giorno dopo lui chiede i soldi citando un passo di S. Luca 10:7, "L' operaio è degno della sua mercede". Madre Maria Marthe (Lilia Skala, chiamata "Madre Maria") gli risponde con i versi di S.Matteo 6:28-29,"Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro."
Won 1 Oscar, 13 wins & 13 nominations total
Nel 1964 Sidney Poitier vinse l'Oscar come miglior attore protagonista per questo ruolo — primo attore nero a ricevere quel riconoscimento nella categoria. È un dato che dice qualcosa sul film e sul momento storico in cui uscì, ma ridurlo a una nota biografica sarebbe un errore: I gigli del campo regge sulle proprie gambe, e vale la pena capire perché.
Ralph Nelson gira in bianco e nero, in esterni aridi dell'Arizona, con un budget contenuto e un'economia narrativa che oggi si chiamerebbe minimalista. Homer Smith è un uomo di poche parole e molte competenze — guida, costruisce, non si lamenta — che si ritrova per caso in una fattoria gestita da suore tedesche che parlano appena l'inglese e che sembrano aspettarlo come se fosse stato mandato dalla Provvidenza. La superiora, Madre Maria interpretata da Lilia Skala (anche lei candidata all'Oscar), è un personaggio di rara complessità: testarda, autoritaria, capace di manipolazione dolce, convinta che Dio si serva degli strumenti che trova. Il film non risolve la tensione tra i due con un abbraccio sentimentale, e questo è parte di ciò che lo fa funzionare.
La critica dell'epoca e quella successiva hanno trovato nel film una leggerezza di tocco rara per i temi che sfiora — identità, fede, razza, autonomia individuale — e il 92% su Rotten Tomatoes segnala che quella valutazione ha tenuto. Il pubblico generalista, storicamente, è stato più tiepido: chi cerca un dramma a tutto tondo o una commedia con ritmo sostenuto può trovare il film troppo quieto, troppo sospeso tra i due registri. È un'opera che funziona per accumulo di dettagli e sfumature, non per colpi di scena.
Ciò che rimane è la qualità degli scambi tra i due protagonisti — battute che spesso nascondono più di quanto dicono — e un finale che preferisce l'understatement alla catarsi. Chi è disposto a seguire quel ritmo troverà un film che ha più da dire di quanto la sua semplicità lasci supporre.
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