Scorsese ricostruisce la Manhattan degli anni Sessanta dell'Ottocento con una ferocia visiva che trasforma il Five Points in un campo di battaglia permanente, dove ogni vicolo trasuda violenza e ogni angolo nasconde un affronto mortale. La scenografia riporta in vita un'America dimenticata: quella delle gang etniche, degli scontri tribali tra immigrati irlandesi e nativisti, della corruzione che marcisce dalle fondamenta di una città in costruzione mentre il paese è dilaniato dalla guerra civile.
Daniel Day-Lewis consegna un'interpretazione che gli vale la nomination all'Oscar: il suo Bill il Macellaio non è un villain da manuale, ma un despota carismatico, elegante nella brutalità, che incarna l'odio xenofobo con una presenza scenica ipnotica. DiCaprio gli tiene testa in un duello generazionale che attraversa vendetta, tradimento e un rapporto padre-figlio malato, mentre il cast corale — Broadbent, Reilly, Diaz — popola questo inferno urbano di volti indimenticabili.
Con dieci candidature agli Oscar, tra cui miglior film e regia, Gangs of New York si impone come affresco storico ambizioso e violento, che guarda alle radici tossiche dell'identità americana senza cedere alla retorica. Un film che scava nella polvere e nel sangue per raccontare come si costruisce una nazione: strada per strada, coltellata per coltellata.