

Call Me by Your Name
Dramma · Sentimentale
95%
Certified Fresh
7.8/10
IMDb · 364K voti
La critica l'ha difeso più del pubblico−17 punti
“Is it better to speak or die?”
Visto da Albi il 18 dicembre 2020
Un monologo sul dolore che vale la pena provare, e un pesco che diventa il simbolo più carnale e trattenuto del desiderio al cinema
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CALL ME BY YOUR NAME, the new film by Luca Guadagnino, is a sensual and transcendent tale of first love, based on the acclaimed novel by André Aciman. It's the summer of 1983 in the north of Italy, and Elio Perlman (Timothée Chalamet), a precocious 17-year-old young man, spends his days in his family's 17th-century villa transcribing and playing classical music, reading, and flirting with his friend Marzia (Esther Garrel). Elio enjoys a close relationship with his father (Michael Stuhlbarg), an eminent professor specializing in Greco-Roman culture, and his mother Annella (Amira Casar), a translator, who favor him with the fruits of high culture in a setting that overflows with natural delights. While Elio's sophistication and intellectual gifts suggest he is already a fully-fledged adult, there is much that yet remains innocent and unformed about him, particularly about matters of the heart. One day, Oliver (Armie Hammer), a 24-year-old American college graduate student working on his...
1 Oscar, 1 BAFTA Award
Luca Guadagnino costruisce un ritratto del desiderio che respira coi tempi lenti dell'estate, dove ogni gesto — una mano sulla spalla, un corpo immerso nell'acqua — diventa carico di significato. La fotografia di Sayombhu Mukdeeprom bagna la campagna del nord Italia in una luce dorata e carnale, mentre la colonna sonora di Sufjan Stevens si intreccia con Bach e il silenzio complice delle giornate vuote.
Timothée Chalamet restituisce l'adolescenza come terremoto interiore: Elio è brillante e fragile, sicuro di sé e terrorizzato, e la sua interpretazione — premiata con una nomination all'Oscar — rende visibile ogni incertezza. Michael Stuhlbarg regala uno dei monologhi più toccanti del cinema recente, una benedizione paterna che riscrive il finale senza indulgere nel melodramma.
È un film che ha ridefinito il cinema LGBTQ+ contemporaneo, vincendo l'Oscar per la migliore sceneggiatura non originale, ma soprattutto ha saputo raccontare il primo amore come esperienza universale, fatta di coraggio e perdita. Restituisce il potere di trasformazione di sei settimane che cambiano per sempre.
Parentele semplici

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