Ant-Man arriva nel 2015 quando l'universo Marvel rischiava di prendersi troppo sul serio, e Peyton Reed lo riporta a dimensioni umane — letteralmente. Il film funziona perché abbandona le minacce cosmiche per raccontare un heist movie con un protagonista imperfetto: Scott Lang non è un genio miliardario né un supersoldato, è un ladro che cerca di riconquistare la figlia. Paul Rudd porta quella leggerezza autoironica che serve a rendere credibile un eroe che cavalca formiche.
La fotografia di Russell Carpenter gioca con le scale in modi sorprendenti: le sequenze nel mondo microscopico trasformano vasche da bagno e tappeti in paesaggi alieni, mentre la colonna sonora di Christophe Beck riprende i temi da spy-movie degli anni Sessanta per sottolineare il tono più leggero. Michael Douglas aggiunge peso drammatico come Hank Pym, l'inventore ossessionato dal controllo della propria tecnologia, mentre Evangeline Lilly costruisce in Hope van Dyne un personale che avrà spazio per crescere.
Il film dimostra che si può fare cinema di supereroi su scala ridotta senza rinunciare a spettacolo e sostanza: il combattimento finale su un set di trenini giocattolo è più inventivo di molte battaglie tra grattacieli. Una pausa rinfrescante che ricorda come il divertimento intelligente sia ancora la migliore superpotenza.