Akira segna uno spartiacque nella storia dell'animazione: l'adattamento del monumentale manga di Katsuhiro Ôtomo ha ridefinito ciò che un film d'animazione poteva essere, sia per ambizione narrativa che per virtuosismo visivo. La Neo-Tokyo del 2019 è un incubo urbano di neon, decay e tensione sociale, reso con una fluidità di movimento e una cura del dettaglio che ancora oggi lasciano senza fiato — ogni fotogramma disegnato a mano, ogni esplosione, ogni scena di moto lanciata a folle velocità sulla tangenziale.
La colonna sonora di Shōji Yamashiro e il collettivo Geinoh Yamashirogumi accompagna questa apocalisse cyberpunk con percussioni tribali e cori ipnotici, creando un contrasto straniante tra futuro e arcaico. La violenza non è spettacolarizzata ma viscerale, l'orrore body-horror delle mutazioni di Tetsuo ancora disturbante: Ôtomo non concede sconti, né al pubblico né ai suoi personaggi.
Ha aperto le porte all'anime in Occidente, influenzato decenni di cinema sci-fi (da Matrix a Stranger Things) e dimostrato che l'animazione poteva raccontare storie mature, complesse, adulte. È un film che va visto per capire come si costruisce un mondo, come si visualizza il potere fuori controllo, come si fa della fantascienza un incubo collettivo che ancora risuona.