Kenneth Branagh porta al cinema un dio norreno con la stessa serietà shakespeariana che mette nei suoi adattamenti classici — e la scelta non è casuale. Thor è un racconto di caduta, esilio e crescita, e Branagh sa come trattare queste strutture narrative: c'è ritmo teatrale nei dialoghi e una certa grandiosità visiva nella costruzione di Asgard che tiene insieme il lato spettacolare e quello emotivo.
Chris Hemsworth impone fisicamente il personaggio ma sa anche lavorare sulla commedia — il contrasto tra arroganza divina e goffaggine terrestre funziona perché lui non lo forza. Intorno a lui, Tom Hiddleston costruisce Loki con una sottigliezza che va ben oltre la funzione di antagonista: è il personaggio più interessante della scena, e probabilmente il più duraturo dell'intero universo Marvel.
Anthony Hopkins è Odino con l'autorità che ci si aspetta, Idris Elba trasforma in memorabile anche un ruolo secondario, e Stellan Skarsgård porta credibilità al versante umano della storia. La fotografia lavora sul contrasto tra i toni dorati e solenni di Asgard e la luce piatta del New Mexico, una scelta che sottolinea lo spaesamento del protagonista senza bisogno di spiegarlo.
Un film che sa cosa vuole essere: un'origin story solida, con più carattere di quanto il genere imponga.