Noah Baumbach costruisce un ritratto del divorzio che non cerca colpevoli ma restituisce la complessità dolorosa di un legame che si scioglie. Racconta lo sfaldamento di un matrimonio non attraverso il melodramma ma con una lucidità quasi documentaristica, alternando momenti di tenerezza residua e conflitti che lacerano. La sceneggiatura ha l'intelligenza di non schierarsi: entrambi i protagonisti hanno ragione, entrambi sbagliano, ed è proprio questo equilibrio instabile a renderli tremendamente umani.
Le interpretazioni di Adam Driver e Scarlett Johansson sono straordinarie nella loro misura: nessun grido di troppo, nessuna lacrima gratuita. Driver attraversa la disperazione con un controllo fisico impressionante fino all'esplosione inevitabile; Johansson porta in scena una donna che cerca aria e dignità dentro un meccanismo che la stritola. Laura Dern, nei panni dell'avvocata divorzista, è affilata e spietata quanto basta per ricordare che anche l'amore finisce davanti a un tribunale.
Premiate con un Oscar per la Dern e candidature per sceneggiatura, regia e interpretazioni principali, queste pagine di cinema contemporaneo guardano in faccia la fine di una storia senza cinismo né nostalgia. È un film che fa male per quanto è onesto, e che rimane impresso perché non offre consolazioni facili.