

Mistero · Dramma · Storia · Crime
100%
Rotten Tomatoes
7.3/10
IMDb · 6K voti
La critica l'ha difeso più del pubblico−27 punti
Il cadavere del bandito è solo l'inizio: Rosi svela chi lo armò, chi lo tradì e chi costruì il silenzio attorno alla strage di Portella
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In 1950, 28-year-old outlaw Salvatore Giuliano is found gunned down in a Sicilian courtyard. Little is as it seems. The film moves back and forth between the late 1940s, when Giuliano and other reprobates were recruited by separatist politicians to do their fighting, and the days leading up to and following Giuliano's death. After Sicily's self-rule is declared, will the outlaws be pardoned as promised? And why does Giuliano order his gang to fire on a peaceful May Day rally? Police, Carabinieri, and Mafia have their uses for him. There's a trial after his death: will the truth come out or does the code of silence help protect those in power?
Francesco Rosi costruisce un noir politico che smonta la mitografia del bandito siciliano attraverso una struttura anticonvenzionale: il cadavere nel cortile è il punto di partenza, non l'epilogo, e tutto ciò che segue è un'indagine a ritroso sui poteri che lo hanno usato e tradito. Niente psicologia del protagonista, niente ritratto eroico: Giuliano è quasi sempre una figura marginale nel proprio film, schiacciato dalle trame di separatisti, mafia, carabinieri e politica romana.
Il film adotta uno stile documentaristico asciutto, girato in luoghi autentici con molti non professionisti, che conferisce alle ricostruzioni — la strage di Portella della Ginestra, i processi, gli agguati — una potenza fisica rara. La fotografia in bianco e nero di Gianni Di Venanzo cattura la Sicilia come teatro di una tragedia collettiva, mai folkloristica.
Presentato a Venezia nel 1962, il film segna una svolta nel cinema politico italiano ed europeo, anticipando le inchieste narrative che diventeranno firma di Rosi. È un'opera sulla manipolazione del consenso e sull'omertà istituzionale che resta dolorosamente attuale, raccontata con rigore e una rabbia fredda che non ha bisogno di alzare la voce.
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