Perfect Blue segna l'esordio di Satoshi Kon dietro la macchina da presa e stabilisce da subito la sua cifra: la dissoluzione del confine tra realtà e immaginazione, tra identità pubblica e privata. La storia di Mima Kirigoe, ex idol che tenta la carriera d'attrice, diventa un thriller psicologico dove ogni inquadratura può ribaltare la certezza dello spettatore. Kon usa l'animazione non per evadere dal reale, ma per scavarlo: i movimenti di macchina, i riflessi sulle superfici lucide, i tagli di montaggio che saltano da una scena all'altra senza preavviso costruiscono un labirinto percettivo in cui ossessione, fama e violenza si fondono.
Il film anticipa i temi della sorveglianza digitale e dello stalking online quando Internet era ancora agli albori, e lo fa con una lucidità che oggi suona profetica. La recitazione vocale di Junko Iwao restituisce tutta la fragilità di una ragazza schiacciata dalle aspettative altrui, mentre il character design realista e la fotografia cupa amplificano il senso di claustrofobia.
Perfect Blue ha influenzato autori come Darren Aronofsky — che ne ha acquistato i diritti di remake e citato scene in Requiem for a Dream e Il cigno nero — e resta una pietra miliare del cinema d'animazione adulto. Non è un film da guardare distrattamente: è un'esperienza che ti costringe a dubitare di ogni immagine, fino all'ultima inquadratura.