

Wadjda
Commedia · Dramma
99%
Certified Fresh
7.5/10
IMDb · 22.6K voti
La critica l'ha difeso più del pubblico−24 punti
Il primo lungometraggio girato interamente in Arabia Saudita da una regista donna: un atto di cinema e di coraggio civile
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WADJDA is a 10-year-old girl living in a suburb of Riyadh, the capital of Saudi Arabia. Although she lives in a conservative world, Wadjda is fun loving, entrepreneurial and always pushing the boundaries of what she can get away with. After a fight with her friend Abdullah, a neighborhood boy she shouldn't be playing with, Wadjda sees a beautiful green bicycle for sale. She wants the bicycle desperately so that she can beat Abdullah in a race. But Wadjda's mother won't allow it, fearing repercussions from a society that sees bicycles as dangerous to a girl's virtue. So Wadjda decides to try and raise the money herself. At first, Wadjda's mother is too preoccupied with convincing her husband not to take a second wife to realize what's going on. And soon enough Wadjda's plans are thwarted when she is caught running various schemes at school. Just as she is losing hope of raising enough money, she hears of a cash prize for a Quran recitation competition at her school. She devotes herself...
Reem AbdullahMother
Waad MohammedWadjda
AhdMs. Hussa
Nouf SaadKoran TeacherPrima regista donna dell'Arabia Saudita, Haifaa Al-Mansour ha girato questo film in condizioni proibitive — costretta a dirigere da un furgone per non violare i divieti di presenza femminile in pubblico — e ne ha fatto un racconto di resistenza quotidiana senza retorica. La storia di Wadjda, bambina di dieci anni che vuole una bicicletta verde per battere in gara un amico maschio, è tanto semplice quanto politica: in un contesto in cui pedalare è considerato indecente per una ragazza, quel desiderio diventa atto di disobbedienza silenziosa.
Il film non grida, non denuncia a effetto: osserva. La macchina da presa segue Wadjda mentre escogita piccoli traffici per racimolare i soldi, mentre si iscrive a una gara di recitazione coranica pur di vincere il premio, mentre negozia con una società che la vorrebbe invisibile. Waad Mohammed, alla sua prima esperienza, regge il film con una naturalezza disarmante: nessun sentimentalismo, solo la testardaggine lucida di chi sa che un divieto assurdo va aggirato, non accettato.
Il ritratto della madre — divisa tra affetto per la figlia e paura delle conseguenze sociali, umiliata dalla prospettiva del marito che prende una seconda moglie — aggiunge profondità senza didascalie. Al-Mansour non chiede compassione: chiede di guardare. E quella bicicletta verde, appesa in vetrina come un miraggio, diventa simbolo concreto di libertà possibile, non ancora conquistata ma già immaginata.
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