Mike Nichols trasforma la disillusione generazionale degli anni Sessanta in una commedia romantica che non assomiglia a nessun'altra. La storia di Ben Braddock, laureato senza prospettive intrappolato tra le aspettative borghesi e un'adultera relazione con Mrs. Robinson, è raccontata con un'ironia tagliente che non risparmia nessuno: né i genitori conformisti né il protagonista stesso, incapace di articolare il proprio disagio.
Dustin Hoffman, al suo primo ruolo importante, porta sullo schermo un'insicurezza fisica e verbale che diventa il ritratto di un'intera generazione. Anne Bancroft è la seduttrice che nasconde una disperazione più profonda di quella del ragazzo che manipola. La fotografia di Robert Surtees lavora su inquadrature stranianti — Ben incorniciato da gambe, braccia, vetri — mentre le canzoni di Simon & Garfunkel scandiscono il vuoto esistenziale con malinconia pop.
Il finale, reso iconico da uno sguardo in macchina che svuota di senso la fuga romantica appena compiuta, ha ridefinito cosa potesse essere una conclusione hollywoodiana. Premiato con Oscar, Golden Globe e BAFTA, il film resta una delle analisi più lucide e meno compiacenti sul passaggio all'età adulta: l'unico problema è che nessuno sa davvero cosa significhi diventare grandi.