Opera d'esordio di François Truffaut, I 400 colpi è uno dei manifesti della Nouvelle Vague e uno dei ritratti più intensi e onesti dell'adolescenza mai portati sullo schermo. La macchina da presa segue Antoine Doinel — interpretato da un giovanissimo Jean-Pierre Léaud, volto che diventerà inseparabile dal personaggio — attraverso una Parigi in bianco e nero che non è mai cartolina ma città vera, ostile e indifferente.
Truffaut non giudica mai il suo protagonista: lo osserva con empatia e lucidità, mostra la sua ribellione come risposta a una famiglia disfunzionale e a una scuola punitiva, senza indulgere né condannare. Il risultato è un film che parla di solitudine, incomprensione e desiderio di libertà con una freschezza che non ha perso nulla dopo sessant'anni.
Nominato all'Oscar e premiato a Cannes per la migliore regia, il film ha segnato non solo la carriera di Truffaut ma l'intera storia del cinema moderno. La sequenza finale — con lo sguardo in macchina di Antoine sulla spiaggia — resta una delle immagini più potenti e enigmatiche mai filmate: una domanda sospesa, un punto interrogativo che chiede allo spettatore di prendere posizione.