Flight segna il ritorno di Robert Zemeckis al cinema in presa diretta dopo anni dedicati alla motion capture, e lo fa con una sequenza d'apertura che da sola vale il biglietto: l'atterraggio d'emergenza è un prodigio di tensione fisica e montaggio, girato con precisione quasi documentaristica. Ma il film non è quello che sembra promettere il trailer.
Denzel Washington costruisce uno dei suoi personaggi più complessi e scomodi: un pilota tecnicamente brillante che salva 96 vite mentre è sotto l'effetto di alcol e cocaina. La sceneggiatura di John Gatins — candidata all'Oscar — non cerca scorciatoie morali: Whip Whitaker è insieme eroe e autodistruttivo, e il film ha il coraggio di non risolvere questa contraddizione con facilità. Washington, anche lui nominato all'Oscar, porta in scena un uomo che mente prima di tutto a se stesso, e lo fa senza chiedere empatia facile.
Zemeckis filma l'alcolismo senza retorica: niente musica drammatica o scene da rottura, solo la routine meccanica dell'autodistruzione. Il risultato è un thriller morale che interroga sul confine tra capacità e responsabilità, tra ciò che sappiamo fare e ciò che siamo davvero quando nessuno ci guarda.