Adam McKay trasforma la satira politica in un'apocalisse da camera, dove la fine del mondo passa in secondo piano rispetto all'incapacità dell'umanità di ascoltare. Leonardo DiCaprio e Jennifer Lawrence interpretano due astronomi che scoprono una cometa in rotta di collisione con la Terra, ma il film non è disaster movie: è una commedia nera sulla nostra epoca, dove fact-checking e clickbait contano più della sopravvivenza.
La forza sta nel cast corale che McKay orchestra come una sinfonia del cinismo: Meryl Streep è una presidente più interessata ai sondaggi che all'estinzione, Cate Blanchett incarna il giornalismo-spettacolo con sorriso smagliante, mentre DiCaprio passa dalla frustrazione scientifica all'isteria in un crescendo tragicomico. La sceneggiatura, che ha fruttato al film quattro nomination agli Oscar, disseziona con precisione chirurgica il nostro rapporto malato con informazione, potere e verità.
È un film che divide perché non cerca compromessi: la sua rabbia è palpabile, il suo pessimismo disarmante. McKay usa il linguaggio del blockbuster hollywoodiano per sabotarlo dall'interno, creando una parabola distopica che risuona con pandemie, crisi climatiche e populismo digitale senza mai nominarli esplicitamente.