De Palma torna al gangster movie dopo gli eccessi barocchi di Scarface e trova una cifra più matura, quasi elegiaca. Carlito's Way è un noir urbano dove la violenza esplode improvvisa ma il vero dramma è interiore: un uomo che cerca di sfuggire al proprio passato e scopre che la strada non perdona mai davvero. La New York degli anni Settanta rivive in ogni fotogramma, tra discoteche pulsanti e vicoli umidi, mentre la macchina da presa di De Palma si muove con quella fluidità ipnotica che è la sua firma.
Al Pacino costruisce un personaggio opposto a Tony Montana: qui è trattenuto, stanco, consapevole. Accanto a lui, Sean Penn è irriconoscibile sotto capelli ricci e occhiali enormi, un avvocato viscido e patetico che trascina Carlito verso il baratro. La tensione cresce lenta, inesorabile, fino a una sequenza finale nella Penn Station che è puro cinema: dieci minuti di suspense orchestrata con precisione chirurgica.
È un film sul destino che si ripete, sulla fedeltà che diventa trappola, sull'impossibilità di ricominciare quando il mondo attorno non ti lascia andare. De Palma lo racconta senza retorica, con lo sguardo lucido di chi conosce le regole del genere e sa come piegarle a una storia di redenzione impossibile.