Robert Eggers porta sullo schermo l'epica vichinga con una ferocia visiva che ricorda più un affresco primitivo che un blockbuster. Ogni inquadratura è calibrata per restituire la brutalità e il misticismo di un mondo pre-cristiano, dove il confine tra sogno profetico e carneficina è sottile quanto la lama di una spada. La fotografia di Jarin Blaschke orchestra sequenze di rara potenza plastica: piani sequenza immersivi durante gli assalti, cieli plumbei che incombono su paesaggi islandesi desolati, rituali che diventano allucinazioni ipnotiche.
Alexander Skarsgård abbandona ogni compiacimento da star per incarnare Amleth con fisicità animalesca e sguardo ossessionato. Nicole Kidman e Anya Taylor-Joy completano un cast che non recita personaggi ma li abita come presenze archetipiche. La colonna sonora di Robin Carolan e Sebastian Gainsborough amplifica il senso di destino ineluttabile che percorre l'intera vicenda.
Eggers rifiuta le concessioni narrative del genere e trasforma la vendetta in cammino ritualistico, dove ogni gesto ha peso mitologico. Il risultato è un'esperienza cinematografica che non somiglia a nulla di recente: ruvida, visionaria, incisa nella pietra vulcanica come le saghe che ne sono origine.