

Nineteen Eighty-Four
Fantascienza · Dramma
76%
Rotten Tomatoes
7.0/10
IMDb · 89.4K voti
Critica e pubblico d'accordo
Deakins debutta dietro la macchina da presa e Burton chiude la carriera: fedeltà assoluta a Orwell girata nell'anno del titolo
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In the year 1984, rocket bombs and rats prey on the inhabitants of the crumbling metropolis of London. Far away on the Malabar Front, a seemingly interminable war rages against Eastasia. The Ministry of Truth broadcasts ceaselessly to the population via its inescapable network of telescreens. These devices, which pervade all aspects of peoples' lives, are also capable of monitoring their every word and action. They form part of an elaborate surveillance system used by the Ministry of Love, and its dreaded agents the Thought Police, to serve their singular goal: the elimination of 'thoughtcrime'. Winston Smith is a Party worker - part of the vast social caste known as the Outer Party, the rank and file of the sprawling apparatus of government. Winston works in the Records Department of the Ministry of Truth - the section charged with modifying historical news archives for consistency. When by chance Winston uncovers incontrovertible proof that the Party is lying, he embarks on a ...
John HurtWinston Smith
Richard BurtonO'Brien
Suzanna HamiltonJulia
Cyril CusackCharrington
Gregor FisherParsons
James WalkerSyme
Andrew WildeTillotson
David CannMartin
Peter FryeRutherford
Roger Lloyd PackWaiter
Phyllis LoganThe Telescreen Anouncer (voice)
Garry CooperGuard
Merelina KendallMrs. ParsonsRadford gira nell'anno stesso in cui Orwell aveva ambientato la sua distopia, e lo fa con una fedeltà austera che rende ogni fotogramma opprimente come la pagina scritta. Londra è una rovina grigia dove il cielo pesa come cemento, e la fotografia di Roger Deakins — qui al suo primo lavoro importante — costruisce un mondo plumbeo fatto di luce morta e ombre malsane.
John Hurt è Winston Smith: volto scavato, sguardo spento, il corpo curvo di chi vive già sconfitto. La sua recitazione non cerca la simpatia, ma la resa quotidiana all'assurdo. Di fronte a lui, Richard Burton — all'ultima apparizione sullo schermo — è O'Brien: voce calma, autorità glaciale, la banalità del male che non urla mai. Burton dona al personaggio una stanchezza terribile, quasi affettuosa.
È un film che non concede respiro né speranze, costruito per farsi sentire addosso come un peso fisico. Se il romanzo di Orwell resta profetico, questa versione ne restituisce il disagio senza filtri, senza musica rassicurante — solo il rumore sordo di un mondo che ha smesso di credere nelle parole.
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