Chris Wedge e Carlos Saldanha costruiscono un road movie preistorico che funziona perché rovescia con intelligenza gli stereotipi dell'animazione familiare: il mammut non è bonario ma cupo e solitario, la tigre dai denti a sciabola ha un'agenda nascosta, il bradipo è l'unico che parla troppo. La dinamica tra questi tre improbabili compagni di viaggio regge l'intero film, grazie a dialoghi serrati che non insultano l'intelligenza degli spettatori più giovani.
La Blue Sky Studios debutta nel lungometraggio con un'estetica pulita e stilizzata che invecchia meglio di molti suoi contemporanei: texture morbide, paesaggi ghiacciati che sanno essere minacciosi senza eccedere in drammaticità, e un design dei personaggi che privilegia l'espressività alla fedeltà anatomica. La sequenza d'apertura con lo scoiattolo Scrat e la sua ghianda è un esercizio di commedia fisica muta che da solo vale il prezzo del biglietto.
La candidatura all'Oscar per la migliore canzone originale testimonia l'attenzione al dettaglio anche sul versante sonoro. Ma è la struttura narrativa a sorprendere: sotto la scorza dell'avventura per famiglie pulsa un racconto sulla paternità improvvisata, sulla fiducia tradita e riconquistata, sulla comunità che si forma dove meno te lo aspetti. Un film che non ha paura di parlare di solitudine e perdita, senza mai cedere al patetismo.