

97%
Rotten Tomatoes
7.3/10
IMDb · 13.3K voti
La critica l'ha difeso più del pubblico−24 punti
Il testamento di Bresson: una banconota falsa innesca un meccanismo tragico filmato con l'astrazione geometrica di chi ha reinventato il cinema
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A forged 500-franc note is cynically passed from person to person and shop to shop, until it falls into the hands of a genuine innocent who doesn't see it for what it is - which will have devastating consequences on his life, causing him to turn to crime and murder...
L'ultimo film di Bresson, girato a settantasei anni, è un apologo spietato sulla circolazione del male nella società moderna. Partendo da un racconto di Tolstoj, il regista segue il percorso di una banconota falsa attraverso le mani di liceali annoiati, negozianti corrotti e infine un fattorino innocente, trasformando un oggetto inanimato nel motore di una tragedia inesorabile.
La macchina da presa osserva con distacco glaciale ogni transazione, ogni gesto: mani che passano denaro, porte che si chiudono, volti impassibili di attori non professionisti (i suoi celebri 'modelli') che recitano svuotando ogni enfasi. Questa astrazione formale non raffredda il film ma lo carica di tensione morale: Bresson filma il crimine e la punizione come meccanismi che si innescano con la precisione di un orologio.
Premio per la regia a Cannes nel 1983, L'argent porta alle estreme conseguenze il rigore stilistico bressoniano: ellissi radicali, suono fuori campo che sostituisce l'immagine, montaggio che procede per frammenti essenziali. È un cinema che chiede concentrazione e restituisce una riflessione inquietante su come la disonestà si propaghi e contamini, trasformando vittime in carnefici. Un testamento cinematografico di rara intransigenza.
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